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Come si cura la parodontite?

Piorrea

Indipendentemente dalla causa, la parodontite, o piorrea, può essere curata e trattata, rimuovendo la placca ed il tartaro, presenti sui denti e lungo il colletto gengivale. Di solito lo specialista esegue un’igiene orale professionale tramite l’utilizzo di un ablatore ad ultrasuoni. Nei casi più gravi e complessi si passa direttamente ad una detartrasi manuale delle singole radici dentali (con courette o scaler).

Ovviamente, non basta una sola pulizia orale per risolvere definitivamente il problema, è indispensabile anche eseguire correttamente e quotidianamente, dopo ogni singolo pasto, un’igiene domiciliare adeguata, utilizzando uno spazzolino adeguato, un buon filo interdentale e un collutorio non troppo aggressivo.

Solo in questo modo è possibile diminuire, notevolmente, l’accumulo della placca lungo il bordo delle gengive e dei tessuti parodontali.

Se il processo infiammatorio ha causato la perdita dell’attacco osseo, lo spessore del tessuto osseo, ormai perso, non si rigenera dopo la guarigione ed i danni rimangono permanenti.

Lo scopo principale del trattamento è proprio quello di bloccare la progressione della malattia, per evitare, appunto, la perdita dei denti.

Solo dopo aver fermato l’infiammazione, è possibile programmare interventi di rigenerazione ossea e di implantologia, per sostituire i denti mancanti.

Eseguire questo tipo di interventi, quando ancora non si è certi della riuscita della terapia parodontale, vuol dire avere un elevata possibilità di fallimento terapeutico.

Quali sono i principali fattori di rischio, oltre la carie?

Sicuramente la placca ed il tartaro sono la conditio sine qua non dell’insorgenza della piorrea o parodontite. Ma esistono anche altri fattori che possono essere concausa di tale infiammazione parodontale, come ad esempio:

  • Il fumo di sigaretta: si sa, le sigarette contengono sostanze cancerogene che fanno male alla salute non solo della bocca, ma di tutto l’organismo. Le particelle di fumo irritano le mucose della bocca e abbassano notevolmente le difese orali. In relazione a tutto ciò capiamo bene come la placca nella bocca dei fumatori abbia campo libero!
  • Condizione stressogena: lo stress crea un sovraccarico destabilizzante a livello neurologico. Il nostro sistema nervoso ha il compito di modulare la risposta immunitaria dell’organismo. Di conseguenza chi è troppo stressato presenta una risposta immunitaria notevolmente bassa ed è quindi più soggetto a contrarre malattie ed infezioni, soprattutto orali.
  • Diabete: l’elevata concentrazione di carboidrati nel sangue facilita e velocizza la proliferazione batterica nella bocca e limita notevolmente l’azione dei globuli bianchi, responsabili della difesa del nostro organismo da infezioni, virus e batteri.
  • Stile alimentare: tutti sappiamo quanto sia importante mangiare in modo sano e corretto, per un regolare apporto di nutrienti e per il mantenimento di un corretto indice di massa corporea. La carenza di vitamina C rallenta il ricambio dei tessuti fibrosi, di conseguenza le gengive diventano più deboli e più soggette alle infiammazioni. Inoltre, uno stato di salute generale è associato con l'efficienza del sistema immunitario: un fisico debole ha un sistema immunitario debole. L'esercizio fisico, unito ad una dieta misurata e sana, è l'unico modo per evitare questo tipo di patologie orali.
  • Gravidanza: durante questa fase della vita, una donna sembra essere maggiormente predisposta a contrarre la parodontite. Secondo alcuni studiosi, la causa principale, in questo specifico caso, andrebbe ricercata nei continui sbalzi ormonali a cui le donne sono sottoposte durante i 9 mesi di gestazione. Una parodontite grave può anche essere una delle cause di un parto pretermine, prima della 37ma settimana.
  • Psoriasi: secondo alcuni ricercatori Norvegesi è stato dimostrato che esiste una notevole incidenza tra i pazienti che soffrono di parodontite e quelli che soffrono di psoriasi. Dai risultati è emerso che nei pazienti che soffrono di psoriasi, la quantità di perdita ossea, causata dalla malattia parodontale, è maggiore, a causa della risposta amplificata del sistema immunitario nei confronti delle infiammazioni.
  • Reflusso gastroesofageo: gli acidi gastrici tendono ad irritare le mucose della bocca, rendendole notevolmente più deboli e facilmente più attaccabili dai batteri della placca e del tartaro. La parodontite associata al reflusso gastroesofageo può provocare anche problemi di alitosi, tramite la produzione di solfuro di idrogeno.

S.O.S. - La piorrea non fa cadere solo i denti!

Piorrea

I batteri della piorrea, attraverso i vasi sanguigni della bocca, tendono a muoversi in tutto l’organismo, soprattutto quando l’infiammazione è molto complessa e ad uno stadio avanzato.

La colonizzazione dello strato più interno del cuore può dare origine a endocardite, miocardiopatia, infezioni della valvola mitralica. Queste malattie infettive, che interessano l’organo più importante del nostro corpo, ossia il cuore, sono ovviamente pericolose, e se non trattate in modo adeguato e con una certa tempestività, possono essere addirittura letali per il paziente.

Le citochine, coinvolte nella parodontite, possono causare anche stati di anemia, perché riducono la produzione dell'eritropoietina, l'ormone che si occupa della formazione dei globuli rossi nel midollo osseo.

Inoltre, secondo una ricerca del 2013, sembra che i pazienti che soffrono di parodontite siano più soggetti a soffrire di alcuni disturbi sessuali (disfunzione erettile), perché la piorrea riduce notevolmente la formazione di due molecole, necessarie per l’innalzamento della pressione sanguigna all'interno dei corpi cavernosi del pene, riducendone la rigidità.

Come si può vedere la piorrea, o parodontite, non è una malattia facilmente gestibile e diagnosticabile. È importante non sottovalutare i primi sintomi, come ad esempio anche un leggero ma frequente sanguinamento gengivale, durante lo spazzolamento.

In questi casi, contattare subito un professionista del settore, Parodontologo, in grado di riconoscere immediatamente il problema ed attuare la giusta terapia, potrebbe essere la mossa più giusta da fare.

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