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Dr. Massimo Vitali

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Dr. Dario Gravina

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Dr. Pierpaolo Fioretti

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E' possibile bloccare la progressione della malattia parodontale?

Gentili Dottori, sono una donna di 50 anni a cui, a seguito di panoramica da cui si evince perdita ossea e qualche tasca, è stata diagnosticata una parodontite di medio livello. A parere del mio medico dentista, non parodontologo, ma sicuramente professionista serio e preparato, la p. genetica, qual'è la mia (mia madre e la quasi totalità dei fratelli ne è affetta), è inevitabilmente progressiva, ovvero "non esiste rimedio alcuno per bloccare la progressione, più o meno veloce a seconda del soggetto che ne è affetto". Allo stato, la mia situazione è la seguente: recessione gengivale, due tasche che interessano i molari, un incisivo che si è leggermente spostato in avanti, ma senza presentare mobilità. Il sanguinamento gengivale, dapprima copioso, è stato eliminato con una igiene orale a dir poco maniacale (spazzolamento spasmodico con spazzolino manuale ed elettrico, uso di filo interd., dentifr. e colluttorio a base di clorexidina). La mia domanda, a cui spero darete una sincera - anche se cruda - risposta è la seguente: è possibile bloccare la progressione della malattia con qualsivoglia metodologia/cura oppure devo rassegnarmi? Se ci dovessero essere speranze, dove recarmi per mettermi "in mani sicure"? Certa di un Vs. riscontro, ringrazio anticipatamente per l'attenzione e porgo le mie congratulazioni per l'ottimo ed utilissimo servizio che viene offerto.

La parodontite si tratta e si cura, fino ad arrestarla completamente o comunque a stabilizzarla a tal punto da sembrare guariti. Ovviamente, prima si interviene e meglio è, e lei in questo senso non è sicuramente avvantaggiata: sicuramente ci ha un pò dormito sopra, non ha avuto fino a poco tempo fa una igiene orale maniacale etc etc. Una cura risolutiva però è valida per pochissimi pazienti, non soltanto perché è difficile trovare un Parodontologo davvero di livello che sappia trattarla (con diagnosi corretta che non si basa certo su una panoramica, terapia causale - eziologica chirurgica e non chirurgica, e di mantenimento) ma anche perché è richiesta di fatto una collaborazione costante e pressoché perfetta da parte del paziente (igiene orale superlativa in tutti i minimi dettagli sempre, presentarsi sempre ai controlli periodici). Quindi è necessario dedicarvi molto tempo, essere estremamente collaborativi e molto denaro. Vero anche che, come per la maggior parte delle cose, meglio tardi che mai. Benissimo quindi lavarsi i denti con grande attenzione, ma soprattutto il mio consiglio, se davvero è determinata a fare l'impossibile in termini di tempo e denaro per i tuoi denti, si rivolga ad un bravo Parodontologo nella sua zona per avere una idea più precisa del suo problema (diagnosi certa) e di come affrontarlo (in termini di quali procedure, come, quando e con i relativi costi).

Dott. G. Sbarbaro

Questa è una delle risposte date alla domanda “E' possibile bloccare la progressione della malattia?” presente su Dentisti-Italia.it.


Siti di Odontoiatria

www.dentistaparma.it
Elenco di dentisti che operano nella provincia di Parma. Informazioni e recapiti telefonici degli studi.

www.dentistavicenza.it
Stai cercando un dentista a Vicenza, cosa aspetti visita il portale: http://www.dentistavicenza.it/.

www.dentistavarese.va.it oppure www.studioodontoiatricovarese.it
Sito web dedicato ai Dottori Cappelletti e Borracci, esperti odontoiatri specializzati in ortodonzia e implantolgia dentale.


La malattia parodontale

La parodontologia si occupa della cura e della prevenzione della malattia parodontale (detta anche parodontite o piorrea). Questa consiste nell’infiammazione del parodonto, l’insieme dei tessuti che si trovano intorno alle radici dei denti.

Quali sono le principali cause della malattia parodontale?

  • Scarsa igiene orale
  • Sistema immunitario inefficace contro la flora batterica
  • Diabete mellito scompensato
  • Tabagismo

Quali sono i primi sintomi della malattia parodontale?

  • Infiammazione gengivale con sanguinamento durante lo spazzolamento quotidiano o la masticazione di cibi particolarmente duri;
  • Tumefazione gengivale;
  • Alitosi dovuta all’importante carica batterica;
  • Allungamento dei denti risultante dalla concomitanza della retrazione gengivale e del riassorbimento osseo.

Quali rischi può comportare la parodontite?

Una patologia di questo tipo, se ignorata o mal curata, può facilmente cronicizzare, causando il distacco delle gengive dai denti con la formazione delle così dette “tasche parodontali”. Infine, il danno ultimo consiste nella perdita dell’elemento dentario che, se non cade da solo, deve essere estratto.

Ma esistono anche altre importanti conseguenze:

  • Grave forma di osteoporosi;
  • Aumento della predisposizione alle malattie dell’apparato respiratorio;
  • Aumento del rischio d’infarto cardiaco;
  • Aumento del rischio di parto pretermine;
  • Diabete mellito scompensato.

Come si diagnostica la malattia parodontale?

Il mezzo principale per porre diagnosi è il sondaggio parodontale. Questo si effettua con una sonda inserita tra dente e margine gengivale, allo scopo di verificare presenza e profondità delle tasche parodontali. Una profondità superiore ai 4 mm è considerata patologica. Inoltre si valuta la perdita di supporto dei denti, il grado di sanguinamento e di retrazione delle gengive, e la situazione delle forche. Infine, con una serie di radiografie endorali, eseguite da diverse proiezioni, si valuta architettura, spessore e densità dell’osso residuo.

Come si cura la parodontite?

In primo luogo si procede con la rimozione, ove possibile, degli agenti scatenanti: si mantiene una corretta igiene orale, si elimina il vizio del fumo, si provvede a compensare il diabete. Poi si levigano le radici dei denti, viene rimosso il materiale necrotico, e si elimina il tessuto di granulazione. In questo modo è possibile consentire un nuovo attacco epiteliale alla radice. Dopo 3 mesi dalla levigatura l’odontoiatra deve rivalutare il quadro clinico e, ove necessario, correggere con mini interventi chirurgici eventuali situazioni ancora irrisolte.

Una volta bonificato il campo, è fondamentale che il paziente mantenga un costante contatto con lo specialista per il controllo preventivo di eventuali recidive.

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